Chi sono

Le storie sono uno dei grandi mezzi di comunicazione che fin dall’alba dei tempi, con la trasmissione di gesta nella tradizione orale, hanno unito gli esseri umani e le generazioni.

Scrivere in particolare fiabe significa trasmettere ai propri figli e agli altri in generale spunti di riflessione sulla vita. Il rapporto tra autore e lettori è inoltre biunivoco, infatti il lettore può imparare dall’autore, ma anche quest’ultimo può apprendere dal lettore in quanto gli trasmette una propria interpretazione che fa scoprire chiavi di lettura diverse e, talvolta, ignorate dallo stesso autore.

Inoltre a fianco della scrittura ha pari dignità la lettura che è anch’essa un mezzo di comunicazione fondamentale. Non dimentichiamoci che le fiabe ascoltate dai genitori aiutano fin dai primi anni di vita ad instaurare un dialogo aumentando la fiducia reciproca. La lettura diventa quindi uno spazio privato in cui il genitore si confessa al figlio e viceversa. Tramite le fiabe il bambino dal canto suo impara a riconoscere e gestire le emozioni nelle esperienze di vita allargando la propria mente e sviluppando l’apprendimento cognitivo.

La protagonista della fiaba sulla Costituzione italiana, intitolata “Una Maestra Vera”, è solo in parte la Maestra di mio figlio, ma per un gioco di specchi ricorda soprattutto la mia maestra elementare degli anni 70, la mitica Eleonora Acunzo Agricola, una maestra da gran premio di Monza.

La Maestra Agricola mi accolse in seconda elementare a 4 anni e mezzo, poiché già dai tre anni sapevo leggere e scrivere perfettamente. I miei decisero di far sostenere l’esame di ingresso diretto in seconda elementare a me, che sono di dicembre, per entrare direttamente in seconda. Così a 5 anni non ancora compiuti mi ritrovai catapultato nel mondo della scuola. Quel bambinetto timido e spaventato fu accolto dalla Maestra napoletana, verace e piena di passione, con una dolcezza ed umanità straordinarie, tanto che riuscii a mettere a frutto le mie doti innate innamorandomi perdutamente dell’italiano.

Non è facile trovare maestre Agricola a scuola. Lei era diversa da tutte, amava il suo lavoro come non mai e l’insegnamento era la sua missione. Di italiano ci fece leggere tutti gli autori più formativi per i bambini, quali ad esempio Gianni Rodari, ma anche pagine scelte di giganti della letteratura come Hemingway e Melville, Il Moby Dick e le sue molteplici interpretazioni mi affascinarono per il resto della vita.

Ricordo ancora con nostalgia quel dito con l’unghia laccata di rosso che seguiva le parole sulle nostre pagine di scolaretti con la grazia di una magia. I temi erano spesso liberi e furono la mia prima palestra per creare racconti del tutto immaginari o ispirati alle mie esperienze e alla mia bella famiglia.

Se potessi ancora parlarle una ultima volta le direi: ”Cara Maestra Agricola, cercherò di stare calmo e non sentire quel batticuore quasi da innamorato che compariva ogni volta che la vedevo, anche da adulto. Le devo la passione per la letteratura e la scrittura, il mestiere di giornalista e l’ambizione di voler diventare anche io un giornalista scrittore, come usava una volta”. Sono sicuro che la mia antica, cara Maestra mi abbraccerebbe con gioia cercando se, ancora una volta, avevo appallottolato il cappotto per metterlo in cartella prima di uscire.